petricore

A volte è piacevole, a volte però è il primo presagio di qualcosa di tragico. Anche Katrina è arrivata dopo il petricore.

Qui c’è un clima di disarmante incertezza; non si sa nemmeno se si è superato il punto di non ritorno. Una nuova fase, il sole dell’avvenire bla bla… ma nulla è ancora deciso; anzi: la parola chiave è garanzie bancarie.

Chi aspetta le mosse, chi sa che dovrà  partire, chi non sa ancora quando arriverà .

Petricore
Cinquant’anni fa i chimici australiani Isabel Bear e R. G. Thomas provarono a scoprire quali fossero le cause del profumo della pioggia facendo seccare dell’argilla, ed estraendo gli oli trovati al suo interno. Identificarono una sostanza giallastra che aveva un odore che ricordava quello della pioggia. Bear e Thomas idearono anche la parola “petricore” per indicare il profumo di pioggia: deriva dal greco, dall’unione delle parole πέτρᾱ (“pietra”) e ἰχώρ (“icore”, cioè linfa).

trova l’intruso

GSSS-2013-top-121E’ il momento di rivedere uno dei pillars della Reaganomics.

Tutte le nostre ubbie e preoccupazioni sono un effetto, non una causa: sono determinate di riflesso dall’andamento della prima squadra. E’ la rivisitazione dell’effetto “grasso che cola” (trickle-down economy).

I campioncini sono strapagati per fornire un rendimento [fill in the blank]. O loro rasentano l’eccellenza mantenendo inalterato il monte-stipendi o, più probabilmente, possono abbassare le pretese prendendosene le responsabilità . Perché una sola limatura del loro 1% si traduce in potenziali risorse illimitate per noi paria, abituati da anni a far nozze coi fichi secchi. E il grasso che cola.

 

 

e ora, cari colleghi, come ogni sera, apriamo il dibattito (cit.)

Fantozzi_e_Guidobaldo_Maria_RiccardelliOggi ho fatto una pausa in Sormani e in Università . A riflettere. Su Thohir e su Moratti.
“Moratti per noi, prima che il buono, la brava persona, è sempre stato il Presidente dell’Inter. E per questo lo abbiamo sostenuto e giudicato. (…). Le nostre grida non sempre si sono trovate allineate al Moratti pensiero. Ma (…) il problema della gestione Moratti è sempre stato quello di contornarsi di adulatori/approfittatori. E da questo punto di partenza, l’Inter non è mai riuscita a crescere. Noi quando scriviamo che abbiamo voluto bene a Moratti, intendiamo proprio questo. Perché l’Inter per noi è una famiglia dove l’obiettivo è crescere, costruire, insieme. L’Inter viene prima di Noi, l’Inter è dei tifosi”. La nota prosegue:“Moratti, dall’interista medio (e non solo) viene considerato alla stregua di un super eroe di una razza superiore del genere umano, ed è idolatrato da quegli interisti che dimostrano attaccamento alla maglia cambiando canale quando l’Inter va sotto. (…) Noi siamo quelli che a Moratti ne han dette di tutti i colori quando le cose andavano male (e Calciopoli è un dato di fatto ma non può essere un’eterna attenuante, sarebbe poco onesto). Volendo bene all’Inter, abbiamo voluto bene anche a lui. Ma non abbiamo mai considerato l’Inter suo giocattolo. Come è inevitabile che sia, Moratti a capo dell’Inter si è – molto più di quello che sembra – comportato in maniera spesso ‘dittatoriale’, anche se taciuto. Le decisioni spettavano a lui e alle persone di fiducia, ma le colpe erano sempre di altri, mai sue. E gli esclusi finivano sempre nel dimenticatoio, vittime di una memoria congelata. (…) Noi lo abbiamo, morbidamente, più volte rimproverato; qualche volta ci ha ascoltato, spesso no. Come era nei suoi diritti”. Il comunicato elenca poi altre motivazioni della Curva e contiene una frase significativa: “Ci vuole un progetto, frutto dell’impegno di tutti. Questo, a prescindere dalla bacheca che si riempie o meno, chiediamo da sempre. E sempre chiederemo”

cronache indonesiane

Apakà bar Erik

Mi sono presentato così catturando la sua attenzione. Una carovana perfettamente incolonnata. Un melting-pot di culture e grisaglie in giro per la sede di FC Internazionale. Indonesiani, indiani, statunitensi, inglesi e un francese. Sembra l’incipit di una barzelletta, ma non lo è.

Sto lavorando alla costellazione dei nerazzurri, su cui si potrebbe scrivere un libro.

Ma c’e’ una rivoluzione in atto. Una  rivoluzione culturale, una rivoluzione aziendale. Morbida quanto si vuole, ma necessaria.

C’é un trend positivo ed è quello di Instagram. Ci credo, anche se qua purtroppo si rischia di essere followers. Ha una API robusta.Ci sono gia’ storie di successo relative agli eventi di massa realizzate con programmazione semplice e pulita