in difesa della sinestesia

Possiamo vedere le onde radio? O i raggi ultravioletti? No, ma li sentiamo sulla pelle.

La sinestesia è un vicolo cieco, nel mondo di oggi. Non si incrociano più le esperienze sensoriali.
Musica a villa Ruffolo di Ravello, con vista sulla Costiera Amalfitana. Profumo di larice mentre scii. Il  bianco e nero della pineta di Vada.
Una cena, terrazza sul mare a Praslin con il vento tra le palme. Un concerto al parco archeologico di Vulci.
Esperienze coinvolgenti. Le ricordo bene anche se non avevo in mano lo smartphone. Ora lo avrei.
Tutto si mutua con telefonino: al concerto tutti lo sollevano. Al ristorante i commensali si scambiano le bacheche.

Di tutti i sensi, ne basta uno: la vista. E un pollice, ad esser precisi.

Tutte le nostre esperienze passano da questo scatolotto, indotte. Il famoso problema del dottor Molyneux (quello del cieco che riconoscerebbe, riacquistata la vista, una sfera da quanto il tatto gli avrebbe prospettato anni prima). Empirismo e innatismo si stanno riavvicinando, perché col cellulare siamo ovunque. Sappiamo tutto. E sappiamo tutto prima. Forse, come sostenevano i taoisti, gli opposti non sono antitetici ma solo complementari. E ci stiamo arrivando.

 

 

 

ferie a giugno

E’ stata una scommessa, ma tutto è andato per il meglio. Anzi – come direbbe il compianto Paolo Villaggio -  ho scelto di andare in vacanza nel mese più caldo degli ultimi 150 anni.

Mi sono innamorato ancora di più delle Marche, una regione splendida in cui gli impianti urbanistici di molti borghi sono giunti a noi direttamente dal rinascimento; anche se è desolante attraversare l’Italia e vedere sterpaglie per chilometri come il Texas.

In particolare sono stato risucchiato dalla passione per le bandiere arancioni: i borghi più belli d’Italia. Nelle Marche ce ne sono molti, e alla fine appaiono così armoniosi da sembrare finti. In particolare Urbino, bellissima è un po’ inflazionata.