caveats sulla information pollution

L’eccesso di informazione di cui disponiamo ci rende più confusi, insicuri. Incapaci di discernere i facts dagli alternative facts. Ormai è assodato: una ricerca su google può portare a tutto e al contrario di tutto. Pagine che sostengano una tesi e pagine che facciano endorsment per la tesi opposta.

Il fatto di avere sempre in mano quel fottuto cellulare, poi, non ci rende più eruditi né svegli né smart. Anzi.

Anzi, peggio: fa male. Non solo dal punto di vista spirituale ma, sicuramente anche da quello fisico.

La lettura più esplosiva è quella di Manfred Spitzer: sta sussurrando che i nostri figli possono crescere senza concentrazione, senza senso critico e senza memoria.

“Digital Dementia” is a term coined by neuroscientist Manfred Spitzer to describe an overuse of digital technology resulting in the breakdown of cognitive abilities.1 Spitzer proposes that short-term memory pathways will start to deteriorate from underuse if we overuse technology.

Un esempio di scarsa concentrazione e incapacità  di ascolto? Eccola qua

cava di marmo di fantiscritti

Lunigiana e Garfagnana meritano miglior sorte, così come la striscia di litorale che le racchiude. Non sono fratelli minori di una toscana da cartolina o un Chiantishire da esportazione: questo lo penso da sempre.
E lo ribadisco dopo una splendida vacanza di Pasqua a Marina di Massa.

Oltre ai colori della primavera, al contrasto tra le Apuane addosso al mare, mi ricorderò sempre della visita alle cave di marmo di Carrara, in un sabato Santo segnato da un derby-thriller e da una pioggia irlandese fuori stagione.

Ci sono montagne crivellate come formaggi, con corde diamantate a tagliare pesantissimi blocchi di marmo. Escono come frutti dal ventre delle Apuane e finiscono nelle cucine dei benestanti, nelle chiese del Rinascimento. Per sempre.