fare e far fare

Il mio momento di peggior panico è quando il PC del lavoro si blocca, sembra che stia per bruciare.

In quell’istante realizzo quanto sia sotto pressione: quanti progetti non riesco ad avviare, schiacciato dalla quotidianità .

Due giorni in montagna, a riprendere mio figlio, e ho vissuto una nuova sensazione: guardare in alto. Boschi e rocce e cielo azzurro.

UN AGOSTO così NON c’è mai stato all’INTER

Siccome “non ci sto dentro più” sto redigendo un documento, da sottoporre a qualche web agency, per aiutarmi a concludere un’attività  che non riesco a riprendere. E per una volta ti trovi dall’altra parte della palizzata. Definire funzionalità  e requisiti, funzionamenti e interfacce, che qualcun altro si dovrà  smazzare.

la dittatura dei cellulari

Dal 2007 la civiltà  occidentale sta sprofondando. Abbiamo in mano più capacità  computazionale di un centro aerospaziale nasa. Ma la usiamo per fare swipe col pollice su facebook o instagram, o giocare a candy crush, oppure rivedere le chat di whatsapp come se fossero i ricordi più belli.

Tutti rincoglioniti dietro a sti cellulari. Zombie! Camminano come zombie.

Ora anche la beffa: siti web, come quello nuovo di intesasanpaolo, fatti con caratteri enormi, per veri idioti con il solo pollice opponibile!

 

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la verità sul caso Harry Quebert [NO SPOILER]

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Imboccato da una collega mi sono cimentato in questo librone di oltre 700 pagine.

Lo stile è essenziale, asciutto  e lineare. Frasi semplici. Quasi Dan Brown.

Il plot è articolato, con più piani temporali: 1963, 1969, 1975, 1976, 1998, 2006 e 2008. Appena un personaggio accenna a qualcosa, l’io-narrante viaggia indietro nel tempo, per scendere nel dettaglio. Un cold case con tanti personaggi: tanti cul-de-sac, false piste.

Su tutto emerge il piacere della scrittura, il ruolo palingenetico della fiction: molti lo leggeranno sulla spiaggia, e per questo è il prodotto perfetto. La velenosa critica al sistema dei media e al cinismo degli editori in realtà  si ritorce completamente senza possibilità  di salvezza.

I personaggi sono elementari, alcuni addirittura macchiettistici. Occorre passare 600 pagine per assistere ad un (godibile) approfondimento psicologico: quello centrato su Robert Quinn.

Il giallo è ben orchestrato, tessere di mosaico sparse sulla provincia americana. Sparse su un arco di tempo di 45 anni però: la lettura avvince, è indubitabile.

E’ un prodotto furbo perché  – poi – tocca alcuni collaudati topos americani mainstream: il confronto tra america rurale e metropolitana, l’assenza della figura paterna di riferimento, la lotta per l’affermazione oltre la propria classe sociale, il puritanesimo riservato della provincia, l’autoreferenzialità  del jet-set letterario del Greenwich village.
Il tutto condito in una comunità  tra  “ritorno al futuro” “twin peaks”. Promosso, ma i capolavori sono ben altri: è bastato prendere in mano, su una bancarella, una pagina di Hugo o Dumas o Flaubert per ribadirmi qual è la mia musica preferita.