il potere delle parole

E’ ancora di moda il bullshit generator? Molto spesso riesco a colmare le mie lacune con un salto su google, PROMETTENDOMI di tenere a memoria l’informazione acquisita.

Il periodo societario non è per nulla noioso: fioccano rumors e sviluppi (o inviluppi imprevedibili). Dopo la tentata truffa dell’accordo Etihad ora si parla molto dei Panama Files, possibile fuga di notizie sui capitali probabilmente nascosti al fisco in sedicenti paradisi fiscali (devo essere accorto; sto esprimendo un’opinione?)

Di certo, parva sed apta mihi, stiamo vivendo una piccola rivoluzione: come e quando e con chi non si sa. E’ la rivoluzione della digital strategy.

E’ quella rivoluzione per cui non serve amore (come diceva Che Guevara: il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore) ma grande capacità  di banalizzare e soprassedere alla complessità  intrinseca alle cose. Perché chi decide non può permettersi di perder tempo a capire. Soprattutto se gli obiettivi paiono chiari, ma la strada per perseguirli è irta, dissestata e disseminata di compromessi da affrontare.

Come diceva Mao Zedong (oggi si vola alto, e a sinistra) àˆ quindi necessario nello studio di ogni processo complesso, che contenga più di due contraddizioni, ricercare la contraddizione principale. Determinata questa contraddizione principale è facile risolvere tutti i problemi.