il senso del papa pop per la famiglia

Filippo Facci incarna quel tipo di destra moderna, laica liberale che manca tantissimo. Ecco, l’ho detto.

Va bene tutto, ma se il Papa si scaglia contro «le coppie sposate che preferiscono cani e gatti ai figli» diventa difficile trattenere la penna. La ragione è chiara: non è che tante coppie preferiscono cani e gatti ai figli, è che non riescono ad avere figli e allora prendono cani e gatti. E non riescono ad avere figli, spesso, per via di una legge che proibisce la fecondazione eterologa come proprio la Chiesa ha fortissimamente raccomandato. Quindi è una crudeltà  doppia, quella del Papa: perché accentua il senso di colpa di chi non è riuscito ad avere figli – perché non è ricorso all’eterologa – e poi, sventurato, si ritrova anche colpevole di essersi comprato un cane. Può anche darsi che esistano coppie indecise tra un figlio e un labrador, non so, io non ne ho mai conosciute: «Forse è più comodo avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino», ha detto il Papa, «ma alla fine questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine». Sarà , ma mi permetto di prospettare che l’amore per gli animali e l’amore per gli esseri umani possano addirittura coesistere: tra l’altro lo predicava un tizio, Francesco pure lui, che di figli non ne ebbe. Poi certo, esiste il problema della vecchiaia in solitudine: ma tanti di quei quei vecchietti che pascolano ai giardinetti col cagnolino – orridi Dudù – spesso hanno sì la vecchiaia, hanno sì la solitudine: ma hanno pure i figli.

 

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