Out of Sight, Out of Mind

A proposito delle traduzioni automatiche e,  in senso lato,  alla faciloneria con cui si demanda all’esterno qualcosa di importante e, in prospettiva, vitale per la nostra azienda.
Quello qua sotto era un claim di una campagna pubblicitaria o non so cosa. Il senso, apodittico per un umano è:  lontano dagli occhi, lontano dal cuore. (qui una versione piu’ circostanziata)

[Budiansky, 1999]

In the early 1960s, an apocryphal tale went around about a computer that the CIA had built to translate between English and Russian: to test the machine, the programmers decided to have it translate a phrase into Russian and then translate the result back into English, to see if they’d get the same words they started with. The director of the CIA was invited to do the honors; the programmers all gathered expectantly around the console to watch as the director typed in the test words: “Out of sight, out of mind.” The computer silently ground through its calculations. Hours passed. Then, suddenly, magnetic tapes whirred, lights blinked, and a printer clattered out the result: “Invisible insanity.”
 
[Collected on the Internet, 1999]

Some scientists were testing a program that could translate from English to Chinese and back again. They fed into their computer the English phrase “Out of sight, out of mind,” and out came some Chinese ideograms. Since none of the scientists in the room at that moment knew Chinese well enough to determine whether the computer’s Chinese translation had captured the spirit of the English phrase, they fed the ideograms back into the computer. The translation back into English read “Invisible idiot.”
 
[Collected on the Internet, 1999]

Rumors have it that early modules for English to Russian have mistranslated some idioms with amusing results. Translating the phrase “The spirit was willing, but the flesh was weak” to Russian and back to English resulted in: “The vodka was good, but the meat was rotten.” Likewise “out of sight, out of mind” reportedly yielded the phrase “blind and insane.”
 
[Tan, 1979]

A firm experimenting with an electronic brain designed to translate English into Russian fed it the words: “The spirit is willing, but the flesh is weak.” The machine responded with a sentence in Russian which meant, a linguist reported, “The whisky is agreeable, but the meat has gone bad.”

 

Le implicazioni del significante possono essere moltissime, se consideriamo la frase nel suo complesso e, soprattutto nel contesto (cosa vogliamo non vedere? perché?)

Mettendo in mano a un traduttore automatico leggeremmo: invisibile, pazzo. Letteralmente corretto, ma fuori dalla semantica.

For something as simple as that, the phrase works. The girl might have remembered the toy, but it was not there, so other things took importance. It was not what she thought about at first. She could focus on the toy that she brought to church.

Using “in mind” for “remembered” started in the 13th century. The phrase “out of sight, out of mind” is found as “Out of sight out of minde” in 1867 in A dialogue conteynyng prouerbes and epigrammes, 1562, as reprinted by the Spenser Society.

There are many jokes saying that computers have translated “out of sight, out of mind,” into such things as “invisible idiot” and “blind and insane.”

There’s also the joke that says “computers can wreck a nice peach” instead of “computers can recognize speech.

In 1997, it was found that translating “out of sight, out of mind” into Russian and from Russian back into English resulted in “from the sighting, from the reason.”

Translation technology is getting better. Google translate can translated many languages and it is usually close. Translating “out of sight, out of mind,” into Afrikaans and then back to English worked perfectly. It seems that it works with the other languages as well, though every language was not tested.

 

simpler is better

Sto seguendo diversi progetti in parallelo: Inter ForEver, il sito del Brand, Inter Campus e, in misura minore, Interisti. Mi affeziono molto di più quando gli obiettivi sono chiari e definiti. Quando so come muovermi e già  immagino cosa sviluppare e quali scelte attuare.

Adesso mi sto trovando bene con lo basic slider di jquery

html5 video generator

Dopo una controversa domenica passata sulle piste di Estoul, ho avuto una folgorazione:  gli highlights video del sito dell’INTE non si visualizzano correttamente su Internet Explorer.

Mi sono esaltato per aver risolto un baco nello slider con  il vecchio laptop sulle gambe,  sul balcone al sole di Marzo. Ma era un sollievo fugace.  Convertire in proprio un video è sicuramente più error-prone che mandarlo su youtube.

Questo è il caso ideale, ma ovviamente non sempre funziona.

Questo è un ottimo tutorial, che ci mostra ad esempio che il browser perfetto non esiste: questo limitandosi alla situazione (ormai marginale dei desktop).

La soluzione, per Explorer 10+ per windows, è stata di approntare anche una versione .ogv del video. Come fare? Senza tanti patemi d’animo, rivolgendosi a online-convert oppure, in locale, utilizzando MIROVIDEO. Quindi in definitiva servono 4 versioni della stessa clip: OGV MP4 WEBM e FLV

La versione ‘master’ del video è quella mp4. La seconda e quarta versione vengono realizzate con Sorenson Squeeze. La prima e la terza con online convert oppure mirovideo.

Questo link aiuta a programmare il decadimento progressivo.

the great world of interisti

Sabato notte ho festeggiato a dovere il CVI compleanno dell’inter con l’avvio della sezione ‘Interisti’:  una brillante community in cui inseriremo tante applicazioni divertenti. Sulla genesi, sullo sviluppo e sulla concretizzazione di questo progetto si potrebbe scrivere un romanzo. Fiction che illustrerebbe meglio di tanti trattati alcune dinamiche interne a FC Internazionale Milano

La complicazione era dovuta al connubio di diverse tecnologie:

  • chiamate ajax multiple per aggiornare il profilo di un iscritto a inter.it
  • applicazione multilingua scritta in PERL con pagine modulari template toolkit
  • mapping personalizzato con googlemaps (qui il demiurgo è corrado)
  • posizionamento della propria stella a seguito della scelta di un indirizzo sulla mappa globale

eudaimonia e kalokagathia, due concetti da tener sotto braccio

serenità  felice

“La felicità  eudaimonica non si identifica né coi piaceri del corpo, anche se non è estranea alla corporalità  e alla tendenza naturale dei corpi animali a cercare il piacere e a fuggire il dolore, né col possesso di beni materiali, anche se un’estrema indigenza può rendere più difficile il vivere eudaimonico”.

Eudaimonia è il termine con cui gli antichi Greci chiamavano la felicità , il sommo bene. Usata per la prima volta da Erodoto per indicare una vita florida, e da Esiodo per indicare una vita “felice e fortunata”; il termine è l’unione di due parole: eu (bene) e daimon ( demone) (2). In estrema sintesi, per poter vivere felici bisognava nascere con un “buon demone” e, quindi, essere fortunati.

il bello e il buono che coincidono

L’espressione kalokagathìa (in lingua greca, καλοκαγαθία) indica l’ideale di perfezione umana secondo i Greci antichi. Il termine rappresenta la sostantivizzazione di una coppia d’aggettivi indicanti l’armonioso sviluppo della persona, καλὸς κἀγαθός, kalòs kagathòs, crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, kalòs kai agathòs, cioè “bello e buono” (con quest’ultimo aggettivo che va inteso anche come “valoroso in guerra“). Si tratta dell’unità  nella stessa persona di bellezza e valore morale, un principio che coinvolge dunque le sfere estetica ed etica (ciò che è bello deve necessariamente essere buono e viceversa; specularmente, ciò che è interiormente cattivo sarà  anche brutto fuori). Il concetto ha influenzato anche la produzione artistica (come nel celebre Discobolo di Mirone). Il concetto fu poi recepito dai Romani.