internazionale

trova l’intruso

GSSS-2013-top-121E’ il momento di rivedere uno dei pillars della Reaganomics.

Tutte le nostre ubbie e preoccupazioni sono un effetto, non una causa: sono determinate di riflesso dall’andamento della prima squadra. E’ la rivisitazione dell’effetto “grasso che cola” (trickle-down economy).

I campioncini sono strapagati per fornire un rendimento [fill in the blank]. O loro rasentano l’eccellenza mantenendo inalterato il monte-stipendi o, più probabilmente, possono abbassare le pretese prendendosene le responsabilità . Perché una sola limatura del loro 1% si traduce in potenziali risorse illimitate per noi paria, abituati da anni a far nozze coi fichi secchi. E il grasso che cola.

 

 

e ora, cari colleghi, come ogni sera, apriamo il dibattito (cit.)

Fantozzi_e_Guidobaldo_Maria_RiccardelliOggi ho fatto una pausa in Sormani e in Università . A riflettere. Su Thohir e su Moratti.
“Moratti per noi, prima che il buono, la brava persona, è sempre stato il Presidente dell’Inter. E per questo lo abbiamo sostenuto e giudicato. (…). Le nostre grida non sempre si sono trovate allineate al Moratti pensiero. Ma (…) il problema della gestione Moratti è sempre stato quello di contornarsi di adulatori/approfittatori. E da questo punto di partenza, l’Inter non è mai riuscita a crescere. Noi quando scriviamo che abbiamo voluto bene a Moratti, intendiamo proprio questo. Perché l’Inter per noi è una famiglia dove l’obiettivo è crescere, costruire, insieme. L’Inter viene prima di Noi, l’Inter è dei tifosi”. La nota prosegue:“Moratti, dall’interista medio (e non solo) viene considerato alla stregua di un super eroe di una razza superiore del genere umano, ed è idolatrato da quegli interisti che dimostrano attaccamento alla maglia cambiando canale quando l’Inter va sotto. (…) Noi siamo quelli che a Moratti ne han dette di tutti i colori quando le cose andavano male (e Calciopoli è un dato di fatto ma non può essere un’eterna attenuante, sarebbe poco onesto). Volendo bene all’Inter, abbiamo voluto bene anche a lui. Ma non abbiamo mai considerato l’Inter suo giocattolo. Come è inevitabile che sia, Moratti a capo dell’Inter si è – molto più di quello che sembra – comportato in maniera spesso ‘dittatoriale’, anche se taciuto. Le decisioni spettavano a lui e alle persone di fiducia, ma le colpe erano sempre di altri, mai sue. E gli esclusi finivano sempre nel dimenticatoio, vittime di una memoria congelata. (…) Noi lo abbiamo, morbidamente, più volte rimproverato; qualche volta ci ha ascoltato, spesso no. Come era nei suoi diritti”. Il comunicato elenca poi altre motivazioni della Curva e contiene una frase significativa: “Ci vuole un progetto, frutto dell’impegno di tutti. Questo, a prescindere dalla bacheca che si riempie o meno, chiediamo da sempre. E sempre chiederemo”