carlo lucarelli – piazza fontana

lucaCi si concentra sugli avverbi per la lapide di Pinelli, per l’interminabile teoria di sentenze, appelli e cassazioni. Ma la strage di Piazza Fontana è ancora oggi una ferita aperta perché ha lacerato molte storie, senza avere un colpevole preciso. Il diavolo è nei dettagli: dopo l’infarinatura ammannita dal film di Giordana ho dovuto necessariamente approfondire.
Quello di Lucarelli è uno sfizioso antipasto, vergato con una prosa in parte didascalica e in parte televisiva (sembra di sentire “adesso parte il filmato d’archivio, in sottofondo“).
Sembra un’epitome ad usum delphini. Ma non è così.

Ci si addentra invece un vortice perverso in cui si briga di sempre di più; ci si duole, ci si indigna, si prova empatia e trasporto per chi ha sofferto.
Poi ci si incazza, non ci si crede: si nicchia, si abbozza. E ci si incazza nuovamente.
Il pensiero di una giustizia astratta, di un dolore concreto ti opprime, ti angoscia asfittico seguendo i depistaggi e gli insabbiamenti.

Caustico e repellente, ma non è più fiction da un bel pezzo.