Pansa, La Grande Bugia

Dopo Il Sangue dei Vinti e Sconosciuto, si conclude la trilogia di Pansa sulla guerra civile e la Resistenza.
La grande Bugia (470 pagg, Sperling&K) è il più deludente. Monocorde, senza nulla di nuovo, geremiade superba: anche il personaggio immaginario (stavolta femminile) è più prevedibile e opaco; solo una serie di sassolini l’autore vuole togliere dalle scarpe.

Critiche velenose verso Curzi, Luzzatto, Bocca, De Luna, Pavone, Rizzo…etc etc colpevoli di critiche strumentali e contro chi difende in modo pregiudiziale il mito della resistenza.

Dedicare quasi 500 pagine per beghe tra giornalisti o tra storici e giornalisti è estenuante. Il cliché di orfani e vedove che raccontano come i loro mariti/figli, fascisti, fossero generosi non fanatici patriottici non violenti e, quindi, inspiegabilmente vittime di rappresaglie dei partigiani ci ha un po’ stancato.
Il buon Pansa, sul suo cavallo bianco, coi capelli al vento della Verità  scopre e riscalda l’acqua calda, bisbigliando che le guerre civili sono fatte di incivile violenza.

Nei suoi tre libri, si professa almeno un centinaio di volte di sinistra e antifascita, ma non ricorda (in oltre 1400 pagine) che le atrocità  della Repubblica Sociale erano sostanziate dalla convinzione tutta tedesca che ogni italiano fosse militarmente da considerare un traditore… e quindi passibile di ogni violenza.
Dà  spazio alle improbabili teorie di ragazzini o donne rasate… ma non spiega come le rappresaglie partigiane potessero essere non già  una ritorsione delle Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, San Polo, ma l’altra guancia delle amenità  della Decima, della Muti, di Villa Triste, della banda Koch o Carità .

Povero Pansa. Sicuramente se il portafogli è pieno, la sua coscienza gonfia e vergine ma la sua identità  vuota, inutilmente e supremamente orgogliosa: ripete di essere di sinistra per convincere sé stesso.
Ha reso un pessimo servizio storico, per lo pìù in periodo in cui la cultura storica delle gente comune si limita all’esegesi sulla parentela tra Ascanio e Eugenio Pacelli; e qualche venditore di tappeti racconta la storia in modo vergognoso.
Tanto vaniloquio per ripicca verso i partigiani e l’intellighenzia di sinistra… ma una cosa posso svelarla anch’io: le guerre uccidono gli innocenti.

Decantare, riabilitare e blandire chi appoggiava direttamente o indirettamente il III reich è solo stucchevole. Prima di pubblicare la sua nuova coraggiosa inchiesta pseudostorica “Fascisti senza Mussolini” (arriverà  a pubblicare anche lettere strappalacrime dei parenti di Freda, Delle Chiaie, Izzo eZorzi??) si rilegga la corrispondenza di Urbano VIII con Galileo, sull’insidioso limite tra Verità  e Realtà