stile milan berlusconi

Già  che ci siamo, una punturina anche per Dorian Gray.
C’entra c’entra, eccome se c’entra.
(C) Massimo Gramellini, la stampa.

Altro che caimano. Quell’uomo è una salamandra. Passa in mezzo a
qualunque fuoco e raccatta i cadaveri bruciati di chi ha osato sfidarlo, ma anche di chi si è illuso di poter rimanere troppo a lungo suo socio. Qui non c’entrano le idee politiche e le passioni tifose, ma soltanto i fatti.

Tangentopoli: l’amico Bettino Craxi finisce ad Hammamet, lui ne arraffa gli elettori e sale a Palazzo Chigi. Calciopoli: la Juve di Moggiraudo, sua alleata storica, precipita in B a meno 30, che anche se dovessero ridursi in appello significano due anni senza serie A. Invece il Milan non solo resta nel campionato principale e diventa padrone unico del calcio italiano, ma acquisisce la possibilità  di soffiare i talenti migliori alla vecchia compagna d’avventure.

Altro che piazzale Loreto a tappe, come vaticinato dal fedele Confalonieri durante la campagna di terrorismo psicologico delle ultime ore. Questo è un trionfo. Di più: un affare. Come se un mese fa gli avessero detto: ti offriamo l’esilio calcistico del tuo socio juventino, a cui potrai portare via i pezzi pregiati a prezzi d’occasione, e in più il drastico ridimensionamento di quel Della Valle che molti fastidi ti ha procurato in Confindustria e nella Lega Calcio. In cambio ti chiediamo di darci 5 sconfitte in campionato (a tanto ammonta la penalizzazione
di 15 punti) e di rinunciare per un anno alla Champions League (ma non alla Coppa Uefa, grazie a un cavillo che spieghiamo sul giornale) Ci stai?

Eccome se ci è stato. Manovrando ancora una volta con spregiudicatezza
l’arma atomica dei diritti televisivi. Col Milan retrocesso, nessuna
squadra avrebbe più visto un euro. Così invece il sistema è salvo e
in B ci vanno soltanto gli altri.