Usa, Vaticano e pena della Vita



Dorian Gray ritira l’auspicio del ritiro delle truppe in Iraq, le statuette riprendono a stillare sangue, le elezioni si avvicinano. Camilla potrà  fregiarsi del titolo di Regina, tiriamo un sospiro di sollievo.
L’idea del Mexico comincia a prender corpo: zampetto tra eviaggi.com, travelonline.it e lastminute alla ricerca di un’offerta interessante. Punto sul vivo dall’usabilità , affibbio con sussiego la maglia nera di peggior sito alla Viaggieria di Lycos: frame non stampabile da Firefox, invisibile da Opera che contiene i risultati delle ricerche. Lo stesso explorer visualizza male i risultati, omettendo il link a “dettagli”.

Facchetti, nel torpore della pausa pranzo, si abbandona all’amarcord sulle immagini di Juventus-Inter del ’66. Poi si leva l’incombenza delle uova pasquali nerazzurre. La consorte ringrazierà .
La pellicola più insulsa trasmessa da Sky diventa Bad Boys II, scalzando XXX.
Questa la congerie quotidiana, omeopatica, di inezie.

Una decina di giorni usciva su Repubblica una paginata su Terri Schiavo. Due giorni dopo veniva ripresa dal Corsera. Adesso è la notizia più importante, una vicenda controversa e delicatissima; è arduo non prendere posizione, non essere rapiti dal peso delle decisioni e dalle implicazioni etiche e sociali.

Dice Veronesi:

Esistono però delle situazioni intermedie fra la vita e la morte, come quella dello stato vegetativo permanente di Terri, in cui sono compromesse solo le funzioni superiori che consentono la vita di relazione. Il problema diventa pertanto quello di decidere fino a che punto le terapie messe in atto per mantenere questo stato di vita puramente vegetativa, sono da considerarsi una forma di accanimento terapeutico o no.

I macchinari, sette anni fa, vennero staccati ad un paziente in stato vegetativo permanente da undici; la terapia era troppo onerosa per l’ospedale e quindi venne interrotta. L’ospedale era in Texas. Il governatore che avallò la decisione si chiamava Giorgio W. Cespuglio.
Anni dopo, grato alla destra neo-con che sorretto alla rielezione, ha ripiegato su posizioni più attente al valore della vita. Apprezzate puntualmente dalle gerarchie ecclesiastiche.
Comunque la si pensi, l’unica timida speranza è che questo uomo, ostinato nelle sue fragili convinzioni, profonda un domani la stessa dedizione nel proteggere la vita dei dead-men-walking che trascinano i loro giorni in attesa di una “giusta” esecuzione.

“Chi salva una vita, salva il mondo intero” sentenzia il Talmud: ricordiamoci anche di loro. In fondo, nel Vangelo, l’afflato salvifico più toccante e rivoluzionario del Cristo avvolgeva ladroni, ciechi, mezzane e strozzini.