L’isola che non c’è

Tre giorni con Miriam e Luca, all’insegna del mare, del sole e della natura. Il giorno prima mi tradisce la macchina digitale: poco male.
Partendo, all’alba, la splendida visione di un fagiano a pochi metri da casa.
Ma la musica cambia presto: a Venezia non troviamo il biglietto dell’autostrada. Il casellante, ieratico “si paga da Taranto”. Poi ricompare miracolosamente nel suk sul sedile posteriore.
Il tempo ci frega: vento domenica, scrosci a Trieste, fortunale su Aquileia e pioggia tropicale a Palmanova. La concomitanza col giro d’Italia tormenta la ricerca dell’hotel (Monfalcone, non il massimo) e il nostro riposo: le squadre di tecnici al seguito movimentano macchinari tra le 5 e le 6 del mattino, con buona pace degli altri client

Ciliegina sulla torta: la destinazione. La mia caparra era già  nelle mani di un hotel in un parco nazionale croato quando mia moglie ha realizzato di essere senza documento valido all’espatrio. 454 chilometri per essere *categoricamente* respinti a Rabuiese, frontiera slovena. L’isola delle Brijuni è rimasta quindi una chimera per prossimi viaggi.
Ma ci siamo comunque divertiti: grandi mangiate e Tocai; il porto di Duino e l’acqua gelida di Sistiana. I granchi e il mare d’inverno a Grado. E infine quella stupida, indescrivibile e contagiosa allegria da sfigati, che ricorda quella dell’Inter-Rail.