bestie da somma

Una piadineria gestita da un sudamericano in un quartiere ex-operaio e con il menù in romagnolo: la scena per la festa di compleanno di un’amica. Mi cimento alla piastra, con un caldo terrificante ma lenito dal profumo ferale di grasso che cola.
I vestiti sono da buttare, ma gli incubi notturni ripagano di gran lunga l’impegno profuso. Le squadre del calcetto sono insolitamente nerazzurre.
La birra copiosa offusca inizialmente quanto metaforica sia l’immagine degli omini neri che sfidano quelli azzurri, senza mai toccarsi.

Prosegue intanto la meticolosa operazione di occultamento delle voci eversive, dissenzienti o solo dissonanti. Dal punto di vista delle idee, siamo parecchio indigenti. Si procede con piedi di piombo, anche per i nefasti influssi mutilanti di una fattucchiera amelia, che in una gioventù ormai sfiorita ritrova linfa nell’ingessare la nostra passione con scelte dettate dal suo amor proprio, e da un aziendalismo estremamente spinto.
Non avete capito nulla? Poco male. Il tifoso deve essere solo consenziente e danaroso. Deve esprimere la propria opinione ma non può permettersi confutare le idee di chi lo fa parlare. E si festeggia rancorosi la ricerca di mercato che sancisce un numero di tifosi in crescita, e comunque superiore a chi non ha bisogno di simili inezie per gioire.

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