Il trapasso gentile

Adoro la pioggia perchè stimola molti più sensi di quanti ne faccia il sole. La sera scatena quel fruscio inconfondibile in mansarda. Un gorgoglio che avvolge e ritorna, quasi fosse una nascosta marea per padani. Per le mie velleità  di giardiniere è poi un vero toccasana.

Fabiola ha un corso di buon’ora. L’accompagno volentieri, violando il silenzio di palazzo Durini che non sono neppure le 8emezza. La palestra di ieri lascia qualche strascico che *devo* interpretare con simpatia: ho agito bene.
Questo è il periodo migliore: hai la giornata davanti e in spalla tutta la passione per risolvere problemi e concretizzare sviluppi.

Periodo di cambiamenti e spostamenti. Una collega improvvisamente si ricovera per una nefropatia trascurata; regolarmente invece passano in terapia i nonni.
Poi qualcuno parte: chi per l’America, chi per Padova e chi -tra poco- per Salice.
Transizioni anche contrattuali, che non vanno oltre agli abboccamenti nelle pause caffè o a pranzo. Molte voci, poche idee, nessuna certezza.
Solo il perdurare delle consulenze volte a spiegare cose che in 8 anni ho imparato ad annusare. Certo è che vorrei addormentarmi con coscienza adamantina sperando per il meglio. E il solo contributo del fruscio della pioggia.