FESTA CON DVORAK

kosice.jpg La commessa, secca e rifinita, sbotta con acribia: “Questa è la cassa veloce, mi fermo a 10 pezzi”. Non c’è nessuno in coda. Nessuno all’Esselunga. Ma pago.
Autobus sotto il diluvio, esterno giorno, divampa la solita avvincente sfida per i posti a sedere: vecchi pensionati che lasciano il posto a pensionati più vecchi.
Jeff mi rammenta che l’auto-rinnovo del contratto non è più valido. Ma soprassiedo. Giornata normale.

Domani è una giornata storica. Una di quelle che cambiano la vita di milioni di persone. A Kosice, a Usti Nad Labem, a Curtici e a Famagosta. Quante vacanze e quanti ricordi in frontiera! Ispezionato da zelanti poliziotti e sputtanare gli ultimi spiccioli impronunciabili in qualche bettola, mentre il treno stentava a ripartire.
L’Europa si sposta a Est. Occhèi, parte l’amarcord.

Zibaldone di costume

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Biglia bianca1: finalmente, in sede, funziona il secondo decoder. Crescerà  l’efficacia con cui seguiamo le partite per il sitone.
Biglia Bianca2: un sito che mi ringrazierete
Biglia Bianca3: 90 anni per il mio nonno (foto). Un vero mito; arrivassi io -a questo traguardo volante- così lucido, energico, informato e comunista!
Vexata Quaestio: dove si acquista l’olio che si sono spalmate addosso Federica Fontana (Costumi Parah) o Alena Seredova (Triumph)?
Ah, dimenticavo il taglio di costume; aporia invero sormontabile: cliccate qui

Scomoda mancanza

stabilimento_Melfi_fotopicc.jpg Più della presenza, sto avvertendo le assenze. Senza retorica piazzo nottetempo bandiera della pace e tricolore sul balcone, per il 25 aprile. Ma pochi varcano l’ignavia: almeno ci fosse qualche bandiera americana…
A Ossona mi accompagnano il mio babbo e due ex-vicini. Mi incuriosisce il sentimento partiottico difforme, paese per paese. Manca anche Dorian Gray dalle celebrazioni con Ciampi, ma forse è meglio così.
La televisione serve invece granfratellini reincarnati nel corpo di opinionisti, casi umani e censura. La Gialappa’s viene ripulita dalle battute politiche (quelle su Berlusconi): accolgo la beffarda apostasia di Mr.Forest prima con incredulità  e poi con amarezza. Non pensavo fosse possibile. Perchè?
Il CDA dell’Inter deve intanto deliberare su temi importanti: il terzo segreto di fatima, il teorema di Fermat, la carnalità  di Cristo prima dell’Ascensione e la revoca del potere temporale a Moretti. Si diffondono, mentre mi dedico a eventistadio.inter.it, rumors preoccupanti sulla prossima reorganizzazione societaria. Le risorse umane verranno razionalizzate, aggirando sovrapposizioni. Ma, ancora, mancano indicazioni; l’inculata incombe?
Disagio ragado-morfo già  saggiato dai dimostranti della Fiat a Melfi. Preoccupazione che vorrei fugare, esorcizzare con leggerezza: dovrei temere solo le paure già  provate. Frase troppo bella per non essere vera!

Violenza notturna

L’Inter smorza lo slancio verso il quarto posto. Scialba partita con la Lazio, ma sono opaco. Poco riposo e libagioni, sono reduce da una gradevole serata: cena ad Oleggio e vasca sul lago Maggiore. Vale e Cri hanno lasciato a casa la bimba: non uscivamo la sera da oltre un anno. Una cena per
8, in una vecchia officina riadattata, ottima compagnia
L’atmosfera un po’ mi impressiona: i forzati della movida sono nervosi, frettolosi. Quindi curati e originali. In auto si slanciano chissà  verso dove. Ammorbano poi gli abiti di fumo.
Strombazzano. Poi ci si accalca nei locali di tendenza, dimenticando gli altri.
A noi, vecchi amici, basta un buon vino rosso o una buona spina. Ed eccoci
a ridere e raccontare aneddoti con un gusto imperdibile.
Uno zerbinotto (ubriaco) alla guida di una vecchia Passat, sperona una nuova Corsa (parcheggiata) alle 3 di notte. Scende, barcolla, controlla i danni. E se ne va, con noncuranza.
Ma non infanga nostro mondo intimo, dolce e godibile, sferzato ormai dall’alba del 25 Aprile.

L’orizzonte

sanmarino.jpgLa palina della “73” sentenzia “alterata”. Eccomi rientrato a Milano.
Ieri una toccata e fuga a San Marino per una lezione al Master Internazionale. Sono 780Km, metà  mi passano chiacchierando con Barbara. Il ritorno, invece, è solitario ma allietato da un concerto di Ruggeri su Radio2.
Subito, espatriato, realizzo la differenza: colline verdi e in fiore. Filari d’uva, rocche medievali. In fondo la minaccia del divertimentificio e la promessa del mare. Eppoi il dipartimento universitario: un casale del 600 in pietra, riadattato e cablato.
Qualche abboccamento confortante con alti papaveri della Lega Calcio e qualche chiosa sul sitone e sull’open source. Ma lo sfizio deve arrivare: ci raggiunge una spigliata amica di Barbara; ci ritroviamo a cercare nel traffico di Rimini, un famigerato locale-tendenza.
Come segugi da caccia, ecco i milanesi a cercare la battigia
Aperitivo e vista sul mare. Le diversità , l’ambiente nuovo e stimolante. Ecco cosa mi attraeva: il piattume della pianura ricorda, solo nelle forme, l’orizzonte marino. Ma una giornata splendida si sta per concludere, e questa analogia, appena sfornata, già  invecchia.

Collaborazione e liberismo

V1001975.jpg Un pomeriggio illuminato ad ascoltare Stallman. Spesso l’importante è essere chiari nell’esporre le proprie idee. Riuscire a trasmetterle e colpire chi ti ascolta. Il messaggio può essere semplice (come per Chauncey Gardiner ol Principe, ne `L’idiota`), ma deve toccare, vellicare e smuovere gli altri. Idee geniali ma espresse in maniera contorta hanno conseguenze esiziali.

Il confronto con gli altri è necessario per affinare il nostro lavoro. Il feedback continuo è realizzabile se gli interessati acquistano conoscenza e competenza per dominare la materia con maggiore fermezza. Questo è possibile col software -libero. Altrove invece si investe sulle barriere all’entrata, sull’esclusività  delle competenze, sulla semplicità  contraltare necessario alla versatilità .
In estrema sintesi: si perpetrano i monopoli.
I sistemi economici sono per la concorrenza a parole.
Il taylorismo che, per l’alta industria, sconfina nel comunismo: volete il benessere? Eccovi Telecom, Microsoft e compagnia bella. Volete i servizi? Sareste troppo stupidi per scegliere. Beccatevi questi, sono quelli “che hanno tutti”.
Liberisti nella piccola industria, dove c’è concorrenza. Ma comunisti a grande scala: torniamo sui cartelli delle Telcom, delle assicurazioni, della benzina.

Basta… mi sto incaponendo, come al solito.
Meglio ricordare le tre ore alla statale. Ambiente goliardico, germogli e fiori sulle piante, primavera in arrivo e aria tersa. Eppoi si scherza coi colleghi. Non spingiamoci in là  con le riflessioni. Oltre il giardino.

Il segnale

dx11.jpg Due giorni funestati dal maltempo non impediscono a me e Fabiola di vivere incoscientemente zingari. Sabato di divertiamo con una cena (curata) a casa di amici. Due persone di indole e interessi difformi, e che quindi celano sicuramente
sintonie più preziose. Il fine è vedere “La passione” di Gibson nella folla di Cerro.
Una pellicola che non lascia né messaggi né stimoli. Cupa, truce e gratuitamente violenta. Gesù spilla sangue e lamenti per due ore: un Grand-guignol con la velleità  di essere mistico.
Un film senza cuore, e con il subdolo sospetto di trovarmi lì perchè risucchiato dal battage pubblicitario. L’unico messaggio che mi arriva è la consonanza con gli antichi romani. Usano il latino, sottotitolato.
Anche se un americano che parla latino suona un po’ come Abatantuono che sconfina nel francese di Marrakech Express.
Aramaico a parte, colpisce davvero la di Giuda. Originale come viene tratteggiata la sua resipiscenza.

Biglia bianca: la roulotte in viaggio verso l’adriatico preannuncia finesettimana al mare a budget contenuto

ventre molle

Un pugno allo stomaco mi raggiunge sulla strada di casa. L’Inter non ha dato più sussulti del branzino ripulito sotto la sede. Ma l’esecuzione dell’Italiano in Iraq mi ridesta; rivedo e rivivo gli ultimi attimi nella descrizione della radio.

La mia palestra, le polemiche sul lavoro per gli interventi sconclusionati ed inopportuni di Capace, il traffico passano in secondo piano. Una cosa mi pungola: perchè la prima vittima è stata italiana? Ci sono russi, ceki, giapponesi, sud-coreani e cinesi. “L’Italia è il ventre molle dell’asse”. Ogni guerra ricerca sè stessa, in una fame fatale di sangue e odio. Le parole di Churchill,attuali.

Il tempo non si decide a peggiorare, troppo fresco per rispolverare gli abiti estivi. Ma attraversare Milano è una piacevola pacchia. Il poco verde, nuovo, decora strade e viali.

Biglia Bianca/Nera: In pochi secondi sminchiamo completamente il sito: annichilite le directory albergo di tutti i template. Ma si recupera (spero) in un batter d’occhio. Anche con l’aiutino di Google.

silenzio assenzio

zecca.gifC’è un dogma più mistico della transustanziazione, un assioma più inconfutabile di quelli della geometria euclidea.
Quando l’Inter vince, i giornalisti succhiano a piene mani da Inter.it. Non appena perde, o vince con qualche polemica, riscoprono la foia di criticare e commentare.
Restano zitti e scopiazzano quando fa loro comodo, come fossero drogati, intontiti. Non appena c’è il gossip, il rumor o la polemica si ammaliziano e si sfogano. Così tirano avanti, prima con leggerezza, sfruttando il nostro lavoro domenicale. Poi con sussiego si stracciano le vesti, come a rinnegare il rapporto di dipendenza.

In biologia questo rapporto a senso unico non è la simbiosi. Assomiglia al parassitismo. Con due nonni contadini, mi sbilancio: i parassiti si estirpano. Non già  fisicamente, ma subdolamente: la diffusione di Internet li renderà  obsoleti. Come desueto diventerà  il concetto di “inviato”, pellegrino sulla via Francigena. Banda larga per tutti e elementi per formarsi la propria opinione.

Scusa Ameri

ameri--310x210.jpgL’Inter atterrita dai truci marsigliesi torna a casa con un solo gol sul groppone. Ma più del gioco inverecondo ne potè la cronaca: squallida e maliziosamente velenosa. Due incompetenti, che fanno subito scattare l’amarcord. Da una parte “il pool sportivo…”, “attaccano senza soluzione di continuità ” e “nel campo per destinazione”.

Dall’altra, ieri: “una squadra così si autogolla”, “ha sfrisato il pallone” e “ci è andata di lusso”. Ricordo quante volte ho zittito amici e parenti, per una interruzione benedetta da Giobbe, Bortoluzzi o Provenzali.
Ritmo, tensione e il pavloviano sgomento, al cambio di campo.
Un istante di silenzio, l’urlo della folla dello stadio dove si era segnato. Uno-due secondi per riconoscere la voce, quindi la partita e infine la squadra marcatrice.
Poi la serotonina o l’adrenalina, la funzione si chiudeva. Periodo di refrattarietà 

Ieri invece scoreggiavo per coprire le involuzioni dell’oracolo Sandreani.
Già , una vacca sacra del calcio. Insuperbito delle esperienze decorose con Empoli, Padova e Treviso, eccolo a spandere merda con una paratassi da Brogiesso
Scusa Ameri, ma allora dateci Capsula e Nucleo.