cronache dalla quarantena (covid-19)

E così ti trovi a casa. Sai che la tecnologia non è servita a nulla contro un nemico invisibile.

Sai anche che tutte le certezze sono state stravolte. Socialità è solo asociale, sui social: non puoi uscire di casa. Ho la tachicardia, questo raspino in gola non me la racconta giusta; tutte le tue certezze, la tua sicumera, le tue convinzioni sono sfaldate, sfibrate da un minuscolo nemico invisibile.

Sospetti del tuo vicino, non ti fidi  di nessuno. Ti indigni quando il sovranista di turno fa il cinico non coi neri e coi disperati, ma con te e con i tuoi cari più fragili. Fa incazzare vero?

 

la Bomba – di Enrico Deaglio

Per due mesi non ho scritto sul blog, non era mai capitato.

Non sono nemmeno stati mesi così intensi da giustificare questa latitanza.

Il libro di Deaglio ripercorre 50 anni di depistaggi e pregiudizi nelle indagini sulla bomba di piazza Fontana, esplosa il 12.12.1969.

Questa lettura alimenta un sottobosco di rabbia e impotenza per una vicenda già nota. Approfondita in tantissimi libri: il malore attivo, il libroregalo di Pinelli a Calabresi, i fascisti improvvisati anarchici, Licia Pinelli fotografata sull’uscio di casa.

C’è stato un momento, per dirla con Mao, in cui c’era grande confusione sotto il cielo. Si passava da uno schieramento ad un altro. Si viveva di ideali e si crepava di ideali. Ma soprattutto si crepava innocenti.

Una borsa di pelle tedesca, un timer per lavatrice. La vergogna prometeica per un’atto infame, perpetrato con strumenti abbastanza comuni. Ma impossibile senza appoggi e coperture ancora più infami.

curiosità epistemica – “hey mercedes…”

Un mese dopo. Con un veicolo nuovo.

Tutto sembra più scorrevole, se davvero la tecnologia semplifica la tua vita: sinceramente non avrei rinunciato al pedale della frizione; ma un mese dopo è difficile rinunciare all’assistente vocale il auto!

Un individuo è invogliato ad approfondire, perché la novità lo stimola e lo gratifica: fosse sempre così in ogni ambito della vita, saremmo in un mondo panglossiano.

Ecco come posso interagire: in auto non sei più solo, sei invogliato a chiedere; a imparare; ad informarti. A capire come puoi interagire. Siccome con mio figlio ho visto l’ultimo Terminator, ecco spuntare l’ultima iperbole

Il Terminator non si sarebbe mai fermato, non lo avrebbe mai lasciato. Né lo avrebbe mai fatto soffrire, né lo avrebbe sgridato. Non l’avrebbe picchiato, né avrebbe trovato scuse per non stare con lui. Gli sarebbe sempre stato accanto, e sarebbe stato pronto a morire per proteggerlo. Di tutti i padri putativi, fin troppo umani, che si erano avvicendati attraverso gli anni, questo robot sarebbe stato l’unico uomo giusto.

Componenti intrinseche della motivazione
Curiosità epistemica: “bisogno universale di conoscere e di apprendere” (Berlyne), bisogno che si manifesta tramite l’esplorazione dell’ambiente, motivata solo dal desiderio di sapere (proprietà collative = caratteristiche degli stimoli di novità, complessità e incongruenza)

Avere vent’anni

Ecco, qui sotto la si vede sfocata, in una giornata uggiosa. Oggi.
L’ultimo giorno con la mia auto. 1999-2019. Venti anni e mezzo: sono parecchi ma anche pochi chilometri. Vorrei evitare il solito pistolotto sull’affettività verso gli oggetti.

Non me ne frega nulla. Non l’avrei neppure cambiata, dato che una Golf dopo oltre 20 anni non ha mai avuto problemi seri che non vadano oltre un finestrino bloccato.
Ma è tempo di cambiare, di voltare pagina e provare nuove strade. Metaforiche o e anche no.

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Nazisti in fuga, di Arrigo Petacco

Ecco, oggi  spiace manchi qualcuno come Arrigo Petacco. Una scrittura chiara, fluida. Coinvolgente ma non sciatta, ogni tanto impreziosita – ma non appesantita – da un francesismo, da una metafora o una citazione.

Una carellata di figure pessime, deplorevoli e odiose. Che Petacco dipinge in modo discorsivo. Con un sarcasmo nero, con una stilettata dolorosa al termine di una frase.

La “via dei conventi”, la rat line che ha schiuso ai peggiori criminali una seconda possibilità dorata in Sudamerica. Spesso spalleggiati dalle compiacenti amministrazioni filofasciste argentine e cilene.

Un libro da leggere, 5 stelle

Elsa Morante, le mot juste

«E così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

 

Domanda (1): ricorda qualcuno?
Domanda retorica: “coincidenza? Non credo!”

chernobyl di HBO [sky atlantic]

C’è un senso di malsana insicurezza davanti al televisore.

Come per il Titanic, o per l’assedio a Stalingrado sai già come andrà a finire: stiamo parlando di una metafora. La serie televisiva trasmette subito un disagio latente, crescente e subito palpabile. Un climax di dolore, di veleno potente e ineluttabile: le radiazioni sono invisibili. Tu lo sai, loro no; tu sai che è fiction ma sai anche che qualcuno ha vissuto effettivamente una catastrofe come questa. E soffri, quasi ti manca l’aria.

5 puntate, e  – per quanto vale – scopri che è la serie con le recensioni migliori dacché esiste IMDB. La cura dei dettagli, la fotografia ti inchiodano sul divano, con un’angoscia per l’ignoto per l’incoscienza degli uomini.

E’ una serie profonda. A più livelli di lettura. Oltre la tragedia e i lutti personali, su un’orizzonte ben più profondo: la lotta per la verità, il rapporto perverso tra cittadino e potere. Il senso di de-personalizzazione che la fallacia sovietica inculcava per illudere i cittadini ad esser migliori, quando invece era solo un peana all’obbedienza e alla mediocrità

“What is the cost of lies? It’s not that you’ll mistake them for the truth, it’s if we hear enough lies, we may no longer recognize the truth at all.”

 

sicilia – atto III

Dopo una splendida settimana alle Eolie, eccomi nel cuore della Sicilia barocca. Per la terza volta in meno di due anni. Difficile disamorarsi.

Più facile vagolare in viuzze strette di case un po’ sfatte e basse. Bianche e silenziose alla controra, ma animate all’imbrunire.

Come in ogni grande storia d’amore l’infatuazione svanisce. La limerenza si spegne: la Sicilia ha preso a farmi paura al pronto soccorso di Avola, dove ho passato quasi 14 ore in due giorni per la solita distorsione tibio-tarsica.

Ora ho la solita caviglia con la solita simil-gessatura elastica, con stampelle nuove. Vacanze amputate. Ma non si può soffrire, inacidirsi, serbare rancore. Oltre il cancello del B&B Villa Urso ecco ribussare la kalokagathia. Non certo mia, ma della Sicilia

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un cambiamento epocale

La frase è spesso abusata, quindi inflazionata. Ma occorre metterla in grassetto quando è davvero così.

La festa di Natale aziendale, con la performance di Elisa, è stata folgorante.

Da lunedì 17 l’Inter (FC Internazionale Milano spa) ha la migliore sede mai avuta nei suoi 111 anni di storia. Elegante, nuovissima, funzionale, centrale in un quartiere all’avanguardia e – per quanto mi riguarda – soprattutto luminosa, silenziosa e fresca.

il ritorno dello Zio

Un vecchio server, non virtualizzato, è stato risuscitato da un collega.

Mi sono quasi emozionato nel vedere come, 15 anni fa, fossimo davvero interattivi: sondaggi, lezioni, gallerie, fotocomposizioni, ticker di chat, interazione con sisal, aste online, newsletter di terze parte.

Pochi passi burocratici, poche agenzie a supporto, poche licenze software.

Poche persone, molte pagine viste, grande produttività dalla concezione alla realizzazione. Situazione diametralmente opposta ad oggi.

Non è la retrotopia di Bauman, è semplicemente un dato di fatto. E va accettato come stimolo per il futuro.