Avere vent’anni

Ecco, qui sotto la si vede sfocata, in una giornata uggiosa. Oggi.
L’ultimo giorno con la mia auto. 1999-2019. Venti anni e mezzo: sono parecchi ma anche pochi chilometri. Vorrei evitare il solito pistolotto sull’affettività verso gli oggetti.

Non me ne frega nulla. Non l’avrei neppure cambiata, dato che una Golf dopo oltre 20 anni non ha mai avuto problemi seri che non vadano oltre un finestrino bloccato.
Ma è tempo di cambiare, di voltare pagina e provare nuove strade. Metaforiche o e anche no.

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Nazisti in fuga, di Arrigo Petacco

Ecco, oggi  spiace manchi qualcuno come Arrigo Petacco. Una scrittura chiara, fluida. Coinvolgente ma non sciatta, ogni tanto impreziosita – ma non appesantita – da un francesismo, da una metafora o una citazione.

Una carellata di figure pessime, deplorevoli e odiose. Che Petacco dipinge in modo discorsivo. Con un sarcasmo nero, con una stilettata dolorosa al termine di una frase.

La “via dei conventi”, la rat line che ha schiuso ai peggiori criminali una seconda possibilità dorata in Sudamerica. Spesso spalleggiati dalle compiacenti amministrazioni filofasciste argentine e cilene.

Un libro da leggere, 5 stelle

Elsa Morante, le mot juste

«E così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

 

Domanda (1): ricorda qualcuno?
Domanda retorica: “coincidenza? Non credo!”

chernobyl di HBO [sky atlantic]

C’è un senso di malsana insicurezza davanti al televisore.

Come per il Titanic, o per l’assedio a Stalingrado sai già come andrà a finire: stiamo parlando di una metafora. La serie televisiva trasmette subito un disagio latente, crescente e subito palpabile. Un climax di dolore, di veleno potente e ineluttabile: le radiazioni sono invisibili. Tu lo sai, loro no; tu sai che è fiction ma sai anche che qualcuno ha vissuto effettivamente una catastrofe come questa. E soffri, quasi ti manca l’aria.

5 puntate, e  – per quanto vale – scopri che è la serie con le recensioni migliori dacché esiste IMDB. La cura dei dettagli, la fotografia ti inchiodano sul divano, con un’angoscia per l’ignoto per l’incoscienza degli uomini.

E’ una serie profonda. A più livelli di lettura. Oltre la tragedia e i lutti personali, su un’orizzonte ben più profondo: la lotta per la verità, il rapporto perverso tra cittadino e potere. Il senso di de-personalizzazione che la fallacia sovietica inculcava per illudere i cittadini ad esser migliori, quando invece era solo un peana all’obbedienza e alla mediocrità

“What is the cost of lies? It’s not that you’ll mistake them for the truth, it’s if we hear enough lies, we may no longer recognize the truth at all.”

 

sicilia – atto III

Dopo una splendida settimana alle Eolie, eccomi nel cuore della Sicilia barocca. Per la terza volta in meno di due anni. Difficile disamorarsi.

Più facile vagolare in viuzze strette di case un po’ sfatte e basse. Bianche e silenziose alla controra, ma animate all’imbrunire.

Come in ogni grande storia d’amore l’infatuazione svanisce. La limerenza si spegne: la Sicilia ha preso a farmi paura al pronto soccorso di Avola, dove ho passato quasi 14 ore in due giorni per la solita distorsione tibio-tarsica.

Ora ho la solita caviglia con la solita simil-gessatura elastica, con stampelle nuove. Vacanze amputate. Ma non si può soffrire, inacidirsi, serbare rancore. Oltre il cancello del B&B Villa Urso ecco ribussare la kalokagathia. Non certo mia, ma della Sicilia

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un cambiamento epocale

La frase è spesso abusata, quindi inflazionata. Ma occorre metterla in grassetto quando è davvero così.

La festa di Natale aziendale, con la performance di Elisa, è stata folgorante.

Da lunedì 17 l’Inter (FC Internazionale Milano spa) ha la migliore sede mai avuta nei suoi 111 anni di storia. Elegante, nuovissima, funzionale, centrale in un quartiere all’avanguardia e – per quanto mi riguarda – soprattutto luminosa, silenziosa e fresca.

il ritorno dello Zio

Un vecchio server, non virtualizzato, è stato risuscitato da un collega.

Mi sono quasi emozionato nel vedere come, 15 anni fa, fossimo davvero interattivi: sondaggi, lezioni, gallerie, fotocomposizioni, ticker di chat, interazione con sisal, aste online, newsletter di terze parte.

Pochi passi burocratici, poche agenzie a supporto, poche licenze software.

Poche persone, molte pagine viste, grande produttività dalla concezione alla realizzazione. Situazione diametralmente opposta ad oggi.

Non è la retrotopia di Bauman, è semplicemente un dato di fatto. E va accettato come stimolo per il futuro.

 

dopo Calamandrei

Un po’ di retorica, un po’ di buonismo? Rientro da Malta e si aggiunge un’altra pessima notizia

Ci sono bambini che non mangiano in mensa, barboni a cui rubare gli stracci e vantarsene, cantanti che dovrebbero chiudere la bocca e aprire le cosce. E ora questo.

La celebrazione ed esaltazione di un uomo tragico, che fuggiva con un baule di fedi nuziali. Vestito da tedesco per riparare in Svizzera.

Purtroppo sul 25 Aprile c’è un nervo scoperto. Perché la libertà è qualcosa di più serio di una felpa, di un selfie con gli arancini o di un mitra imbracciato il giorno di Pasqua.

Non siamo ai livelli del monumento a Kesserling, ma ringrazio Enrico Mentana.

Sì ma smettetela su sta cosa di comunisti e fascisti. L’Italia ha vissuto oltre vent’anni sotto un regime fascista, e a prezzo di una guerra e tanto altro se ne è liberata. Per fortuna non abbiamo invece mai vissuto neanche un giorno sotto una dittatura comunista, e i comunisti italiani sono sempre stati una componente minoritaria della nostra democrazia. Solo la greve ignoranza dei nostalgici più beceri divide il 25 aprile tra vincitori comunisti e italiani sconfitti. Tredici mesi dopo quel 25 aprile in Italia si votò liberamente, per la prima volta dopo 24 anni, e il Partito Comunista ottenne meno del 19%…
Questa è la verità dei fatti storici, e peraltro non c’è nessun nostalgico che va in giro per l’Italia a srotolare striscioni tipo “Onore a Giuseppe Stalin”, a differenza di quel che purtroppo abbiamo visto ieri a Milano per Mussolini. Far passare per comunisti tutti quelli che amano la libertà è un espediente patetico, un fallo di frustrazione (per farlo capire anche agli ultras di ieri) e la dice lunga su cosa si pensa della libertà in quelle frange estreme e fuori dalla storia

il nome della rosa

A volte mi chiedo, come si possa silenziosamente pagare per qualcosa che non si consuma, e che non ci serve.

Sto alludendo al canone Rai in bolletta elettrica: solo per il fatto di usare l’elettricità, in questo millennio, si nutre anche la prima industria culturale del paese.

Cosa buona e giusta, è una tassa|imposta|gabella e non si può sindacare. Una occasione in cui ho guardato la Rai è appunto la serie che si ispira al romanzo di Eco. Lo avevo letto avidamente a 16 anni: centinaia di pagine e tantissimi stimoli. Un libro ciclopico,  di cui riesco ad afferrare solo alcuni registri di lettura; i più affascinanti sono quelli semiologici e filosofici. Può il riso essere così devastante? La base del potere è sempre la paura, come il serrato dialogo tra Bernardo Gui e Guglielmo da Baskerville? Aristotele ha davvero giovato allo sviluppo della cultura occidentale o un giorno metteremo al bando i suoi libri… come le statue di Cristoforo Colombo.

Eco ci ha lasciato un capolavoro immenso, ma anche la cupa diegesi del film di Annaud è indimenticabile. Fotografia fatta di luci e ombre… come un rembrandt o un caravaggio nel medioevo

 

 

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apologia del finale

Ieri se n’è andato un piccolo degli anni 90: Luke Perry ed il cantante dei Prodigy. Sarebbe facile citare Pulp Fiction. Ma quel periodo, che non rimpiango benché rappresenti quello dei miei 20-30 anni, ha molti film memorabili.

Disruptive, innovativi si direbbe. Scritti e sceneggiati con cura.
Una pellicola mediocre, ma con un finale pungente ti resta in mente: la rivedo con la tensione – il climax – che conduce a quel finale.

La diegesi poi è impreziosita dalla colonna sonora. Matrimoni splendidi e toccanti, come quelli sotto!